THISISTOP cambia casa: Dj Marietto va a Radio ONE DANCE
Da lunedì 7 ottobre 2019 THISISTOP trasmetterà su Radio ONE DANCE. Sul nostro blog tutto quello che c'è da sapere sulla novità di Dj Marietto.
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today1 Ottobre 2019
“Antò, ma pecchè non ce ‘a mettimmo pure nuie na radio?“. Con questa frase pronunciata alla metà degli anni ’70 da Teresa, all’epoca corista del gruppo in cui suonava Antonio Romano, ma divenuta poi moglie e madre dei suoi figli, comincia l’avventura radiofonica di uno dei pionieri della radio libera napoletana. Con oltre 40 anni di trasmissioni ininterrotte, Antonio è il capofila di un lungo percorso di promozione della cultura e delle tradizioni del suo territorio e, insieme alla sua famiglia, porta avanti Radio Amore, emittente napoletana nata nel 2000 e gestita oggi dal primogenito Daniele Ivan Romano. Le scelte coraggiose di Antonio, sempre dettate da una grande passione per la sua città, nel tempo si sono rivelate vincenti, tanto che Radio Amore è considerata ad oggi un media indispensabile per la valorizzazione e la diffusione della canzone classica napoletana.
Non ho mai voluto seguire le linee guida che dettavano i network. Anzi, sono stato uno dei primi a gridare a gran voce che scimmiottare i network è controproducente, perché anche se all’inizio si ottiene qualche riscontro, dopo qualche tempo il prodotto originale prenderà il sopravvento su quello che a Napoli chiamiamo “pezzotto”, cioè l’imitazione. Da loro c’era da apprendere solo una cosa: il livello tecnico e professionale.
Per quanto riguarda invece le linee editoriali ed il palinsesto c’era da tenersi lontani. Si creava così una sorta di spartiacque tra la vecchia radio, quella che veniva chiamata radio libera, e quella che negli anni ’90 dopo la Legge Mammì diventò la radio commerciale. La radio libera era al servizio dei radioascoltatori, cercava di accontentare il gusto del pubblico compatibilmente con quelle che erano le linee editoriali. Poi però, con il prevalere dei network, gli ascoltatori sono diventati soggetti passivi ed hanno avuto il semplice ruolo di “comprare il prodotto”.
Ho sempre mantenuto uno sguardo attento al passato, soprattutto agli anni ’70 quando la musica, in particolare la musica leggera, ha raggiunto il massimo della sua espressione. Abbiamo deciso di inserire in programmazione non solo la canzone classica napoletana, ma anche scenette e pièce tratte da opere teatrali. Chi ha assistito a questa fase iniziale credeva che fossi impazzito. Però ti dico la verità: io sono impazzito diverse volte, anche quando agli inizi degli anni ’80, quando si passava solo musica straniera e da discoteca, proposi di inserire a radio paletovi tre ore di sole canzoni italiane, una cosa impensabile per quel periodo. Quello che poi è riuscita a fare Radio Italia alla metà degli anni ’80, sono riuscito in qualche modo a farlo anche io, pian piano, con la canzone classica napoletana, patrimonio inestimabile della Campania.
Esatto, siamo noi che non abbiamo la cognizione di quello che abbiamo tra le mani e di quello che potrebbe essere la valorizzazione della canzone classica napoletana anche in termini occupazionali. A Napoli abbiamo la fortuna di avere un flusso turistico notevolissimo, ed io ho sempre sognato i nostri posteggiatori accogliere i turisti che scendono dalla nave, tanti locali che propongono gli spettacoli di classico napoletano, così come succede a Barcellona con il flamenco, ad esempio.
Tantissimo. E lo ha fatto entrando in tante case e avendo tanti riscontri positivi, attraverso l’organizzazione di spettacoli, convention e tanto altro. E non ci rivolgiamo solo alle persone anziane, come invece ci accusano di fare, ma cerchiamo di coinvolgere anche i giovani, che se messi nelle condizioni di conoscere la musica napoletana, poi se ne innamorano. Oltre a pizza, sole, mare e mandolino, abbiamo anche la canzone classica napoletana scritta non solo da grandissimi poeti, ma anche da musicisti che provengono dalla musica classica. Anche Donizetti ha musicato la canzone napoletana, quindi tutto sommato meriterebbe lo stesso rispetto che si attribuisce alla musica lirica.
Ricevo tantissime telefonate ogni giorno. A volte faccio fatica a svolgere il mio lavoro perché ci tengo a non trascurare tutte le persone che ci chiamano. Siamo fieri di svolgere anche una funzione sociale tramite la radio, perché qui molti anziani che vivono da soli hanno soltanto questa come compagnia. Poi capita spesso che un ascoltatore mi chiami per sapere dove poter andare a mangiare una pizza, mi chiedono pareri su tante cose, quindi sono diventato una sorta di amico/consulente per loro.
Assolutamente sì e aggiungo anche che in alcune regioni le amministrazioni hanno creato ad hoc una serie di incentivi per le radio, basti citare il caso della regione Sardegna dove chi produce i notiziari in dialetto sardo riceve un contributo. Noi facciamo anche un notiziario in lingua napoletana, lingua che parlano circa 10 milioni di persone sparse nel mondo, ma devo dirti che nel nostro caso la Regione è sorda. Dovrebbe tenere conto che non solo facciamo i notiziari in napoletano, ma anche gran parte degli spot sono recitati in lingua. Poi c’è la canzone classica napoletana che noi contribuiamo a diffondere e valorizzare attraverso la radio, e dalla Regione cosa riceviamo? Calci in faccia.
Ho la fortuna di avere un figlio che non solo ha condiviso i miei stessi valori, ma ha dato anche un contributo pragmatico alla radio. Essendo un sognatore ho dei lati carenti che riconosco, e lui ha colmato queste carenze riuscendo a coniugare le esigenze commerciali con quelle culturali. Daniele Ivan è dunque l’editore e gestisce il tutto.Mia moglie è quella che presta la voce, è un’ex attrice amatoriale che fa gli spot e gli aforismi legati alla nostra realtà territoriale. Persino mia figlia, sebbene non abbia seguito la nostra stessa strada, è fotografa professionista e segue tutti gli eventi della radio. Infine ci sono io, che per fortuna ho limitato la parte lavorativa a quello che più mi piace, quindi la parte culturale, artistica e giornalistica.
È vero, un paio di anni fa ho scritto anche un libro che si chiama Radio Libere, una storia d’Amore, e racconto la storia della radio napoletana dalle sue origini ad oggi. Parliamo di 44 anni di attività, con una serie di aneddoti e di citazioni. Allo stesso tempo però ho dato anche uno sguardo a tutto quello che era il mondo radiofonico dal 1975 al 1985, cioè il periodo cosiddetto pionieristico. Ho cercato di raccontare attraverso la mia storia quelle che erano le caratteristiche comuni a tutte le radio, che all’epoca forse avevano poche risorse, ma un tasso di entusiasmo pazzesco.
Io sono il presidente, è un’associazione no profit che affianca la radio in tutte quelle che sono le attività collaterali, ma è prevalentemente un’associazione nata per la valorizzazione e la diffusione della canzone classica napoletana e anche della buona musica in generale. All’interno di questa organizzazione ho potuto avere come associati tutti i discendenti dei grandi autori del passato, tutte persone che amano la buona musica. Produciamo libri o almeno un cd all’anno di qualche importante artista di questo genere.
Penso che qualcosa cambierà, non tutto quello che io propongo viene del tutto accettato da mio figlio. C’è un costruttivo scontro generazionale in cui ognuno porta caparbiamente la propria idea e da queste discussioni spesso ne deriva un buon compromesso. Se l’emittente fosse mia mi preoccuperei dei giovani, sempre meno vicini alla radio. Comincerei a pensare in che modo portarli dall’ipad e dal ascolto personalizzato alla radio. Se lavoriamo per migliorare sempre di più e rendere la radio sempre più fruibile anche ai giovani, allora Radio Amore avrà un lungo futuro.
Scritto da: Elisabetta De Falco
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