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Fare radio è un lavoro e come tale va salvaguardato

today28 Settembre 2020

Sfondo

“La radio è un mestiere serio e andrà avanti solo chi la saprà fare in maniera seria”: parola di Marco Baldini. E non è una dichiarazione a caso: perché sì, il mondo radiofonico è sempre stato trattato come una sorella minore di altri media: prima della televisione, ora persino dei social network, grazie ai quali gli influencer riescono a ritagliarsi un posto nella dimensione radiofonica senza un vero e proprio background di settore.

Come se non bastasse, il nuovo Coronavirus ci ha insegnato che, anche se gli speaker sono distanti dal proprio studio, il loro ruolo è nevralgico e centrale, a seconda di quale sia la definizione, come dare notizie aggiornate sull’argomento oppure intrattenere i propri ascoltatori.

Dunque, perché fare radio non dovrebbe essere trattato (e pensato) come un lavoro vero?

mixer per fare radio di successo

Fare radio: la tutela del lavoro viaggia su una doppia strada

Partiamo da un presupposto: la radio FM è un’azienda, anche se diversa da tutte le altre. E come tale, un’azienda deve saper tutelare i propri lavoratori, non solo esternamente ma anche internamente.

Ciò vuol dire imbracciare un discorso che, forse, farà storcere il naso a qualcuno, ma che necessita di essere affrontato. Quando parliamo di una salvaguardia interna, innanzitutto ci riferiamo a garantire eque possibilità di accesso: conduttori, tecnici del suono e altre figure preposte devono messe nella possibilità di giocarsi le proprie carte nel contesto attuale. Ciò che oggi, in effetti, non sembra essere garantito (basti pensare alla facilità con cui, appunto, gli influencer accedono ad aziende sempre più recintate da muri invalicabili per gli altri).

mixer per fare radio

Una tutela che dovrebbe essere garantita anche dalle web radio che proliferano, aumentano e, contemporaneamente, muoiono per le disponibilità di tempo che i collaboratori possono garantire (e nella maggior parte dei casi non sono pagati): l’investimento umano non deve viaggiare su un binario differente rispetto all’investimento economico, ma bisognerebbe imparare a guardare nella propria casa e consapevolizzare che il concetto del ‘fare radio’ passa in primis dal nostro modo di comprendere il fare radio come un lavoro vero.

Di conseguenza, se gli addetti ai lavori mostrassero una maggiore consapevolezza nel lavoro radiofonico, allora si potrebbe arrivare a quel cambiamento culturale che bramiamo da tanto tempo. Insomma, andare a contrastare le solite, pedisseque e stereotipate domande: “sei uno speaker radiofonico, e di lavoro che fai?”. In questo modo, forse, potremmo anche garantire un futuro diverso ai giovani speaker e lavoratori del settore che sognano di realizzare la propria vita facendo la radio.

Consulenza Radiofonica, la professionalità On Air

Articolo di Angelo Andrea Vegliante

Scritto da: Angelo Andrea Vegliante

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